I miei fumetti

TEX ( 1948 )

Anno di nascita: 1948. Dunque, il più popolare eroe del fumetto italiano ha ormai più di cinquant’anni. E non si può certo dire che li porti male! Creato da Gianluigi Bonelli (testi) e Aurelio Galleppini (disegni), Tex Willer, il più amato Ranger d’Italia, occupa ancora oggi, dopo oltre mezzo secolo di vita editoriale, una posizione di assoluto rilievo nel mercato italiano. Primo tra gli eroi western italiani a incorporare nelle sue storie il punto di vista dei nativi (e questo molto prima dell’avvento, al cinema, nei primi anni Settanta, del western “crepuscolare”), Tex affronta ogni avventura in compagnia dei suoi tre fedeli pards: suo figlio, il giovane meticcio Kit Willer (nato dal matrimonio con la donna navajo Lilyth, morta in circostanze tragiche), il vecchio e arguto Kit Carson e il guerriero navajo Tiger Jack. La filosofia di Tex è molto semplice: combattere contro tutte le ingiustizie, difendere i diritti dei Navajos (nelle vesti di Aquila della Notte, capo supremo della tribù), e di ogni individuo oppresso (come componente ufficiale del corpo dei Rangers). Spesso ambientate in scenari esotici, le storie di Tex mescolano con abilità i classici temi western con elementi e atmosfere vicine all’orrore e al fantastico (astronavi aliene che atterrano in Arizona, sette vudù, scienziati pazzi…), soprattutto in quelle avventure che lo vedono alle prese con il suo nemico “numero uno”: il diabolico Mefisto. Le ragioni del successo di Tex Willer sono molte e, tra queste, la vitalità, la varietà, la ricchezza di spunti che hanno sempre costituito i tratti salienti della serie fin dalla sua prima apparizione in edicola. In quegli anni, in Italia, la mitologia del West, costruita soprattutto attraverso le immagini del grande schermo, appariva ancora sommaria e schematica. Tex arrivò come una sferzata, una proposta vigorosa che, rompendo con gli schemi (non solo fumettistici) del passato, costruiva con la sua particolare carica irruente e, in qualche modo, “trasgressiva”, nuove e più ampie coordinate per la fantasia del lettore del Dopoguerra. Oggi Tex non è soltanto uno dei fumetti italiani più popolari, una vera e propria epopea, una sorta di universo autosufficiente, ma è diventato, nel contempo, un significativo fatto di costume e un raro esempio, seppure seriale, di produzione di immaginario che ha conservato freschezza e vivacità nonostante la sua lunghissima esistenza.

ZAGOR (1961)

Il figlio del tenente Wilding, ufficiale dell’esercito americano ritiratosi a vivere nei boschi del Nord-Est degli Stati Uniti (siamo nella prima metà dell’Ottocento), vede morire i genitori, uccisi da una banda di Abenaki, guidati da un fanatico di nome Salomon Kinsky. Salvatosi miracolosamente dal massacro, il ragazzo viene raccolto da un bizzarro vagabondo, Wandering Fitzy. Il giovane Wilding (si scoprirà in seguito che si chiama Patrick) cresce imparando la rude vita del trapper, ma, nella sua mente, esiste un solo pensiero: la vendetta! Quando potrà attuarla, scoprirà, però, che il padre era stato, a sua volta, un massacratore di indiani e la consapevolezza della relatività dei concetti di Bene, Male e Giustizia lo spingerà a trasformarsi, complice una famiglia di saltimbanchi, in Za-Gor-Te-Nay, lo Spirito con la Scure (o, più brevemente, Zagor), una sorta di giustiziere sempre pronto a schierarsi con i deboli e con gli oppressi, rossi, bianchi o neri che siano, terrorizzando gli avversari con il suo terribile grido di guerra. Posta la sua sede su un isolotto circondato dalle sabbie mobili, in una zona paludosa dell’immaginaria foresta di Darkwood (attraverso la quale si sposta saltando, a volte, da un albero all’altro per mezzo di liane), Zagor inizia la sua opera pacificatrice in compagnia del simpatico messicano Cico (Felipe Cayetano Lopez Martinez y Gonzalez), spalla comica che ha il compito di sdrammatizzare certe situazioni e rendere più piacevoli le storie. Scopo principale del nostro panciuto e sedicente hidalgo è quello di soddisfare il suo appetito senza limiti, combinandone sempre di tutti i colori. Mescolando abilmente elementi di diversi altri personaggi (da Tarzan all’Uomo Mascherato, passando attraverso Robin Hood e Don Chischiotte), l’autore Guido Nolitta (pseudonimo, come ormai sappiamo, dell’editore Sergio Bonelli) ha messo insieme un prodotto apprezzabile per la sua godibilità e per il valore qualitativo delle avventure vissute dal protagonista, un fumetto che è ancora oggi in grado di attirare l’attenzione di un vasto pubblico grazie anche alla varietà delle storie che spaziano dal western puro, all’horror e alla fantascienza. Dal punto di vista grafico, il personaggio è stato creato dall’illustratore ligure Gallieno Ferri, il cui stile veloce e deciso è diventato un vero e proprio marchio di garanzia per la serie.

IL COMANDANTE MARK (1966)

Dall’affondamento di un mercantile francese davanti alle coste atlantiche del Nord America si salvano soltanto un bimbo e un vecchio. Accolti fraternamente dagli indiani, i due trascorrono con loro molti anni. Cresciuto con il nome di Mark e chiamato “Lupo” dai pellerossa, l’eroe di questa collana, divenuto adulto, abbraccerà la causa dei ribelli americani in lotta contro la dominazione inglese. Attorno a lui si riunirà un gran numero di coloni, desiderosi di combattere le odiate Giubbe Rosse, fondando una specie di piccolo esercito irregolare che prenderà il nome di “Lupi dell’Ontario” e che sarà comandato dal coraggioso Mark. Fanno da comprimari al protagonista: il pessimista Gufo Triste, il massiccio Mister Bluff e l’eterna fidanzata di Mark, Betty. Un cenno particolare merita il cane Flok, riuscito elemento comico delle storie. Serie la cui ristampa riscuote ancora un buon successo, Il Comandante Mark è una creazione dello sperimentatissimo trio Giovanni Sinchetto/Dario Guzzon/Pietro Sartoris (EsseGesse) e dimostra come, anche oggi, un prodotto ben orchestrato e di qualità costante sappia accattivarsi le simpatie del pubblico.

MISTER NO (1975)

Jerry Drake, un ex pilota militare americano che, durante la Seconda Guerra Mondiale, si era guadagnato l’appellativo di Mister No a causa del suo carattere ribelle, decide di abbandonare il suo Paese, nei cui ideali non crede più, e di ritirarsi in Brasile, tra le baracche di una Manaus che dell’antico splendore conserva soltanto pochi monumenti. Uomo alla deriva nel nostro mondo “civilizzato”, Mister No trova in Amazzonia uno stile di vita che lo soddisfa, trasformandosi in una sorta di “operatore turistico” che noleggia il suo scassatissimo aereo, un Piper, e la propria abilità di pilota ai turisti e a chiunque altro ne abbia bisogno. Il nostro eroe vive alla giornata cercando di tenersi lontano dai guai (che, puntualmente, andranno a stanarlo), correndo dietro a qualche sottana o passando le sue serate a bere cachaça con gli amici, tra i quali spicca il tedesco Kruger, detto Esse Esse. Le avventure di Jerry Drake, pur mantenendo una rigida struttura realistica, hanno spaziato in ogni genere della narrativa popolare, passando dall’azione pura al giallo, sfiorando la fantascienza e la commedia brillante, trascinando il personaggio anche fuori dal suo ambiente “naturale”, fino in Italia, in Africa e negli Stati Uniti (ma non mancano numerosi episodi sul passato del personaggio, dalla giovinezza negli anni Trenta al periodo bellico, al successivo vagabondare per il mondo fino al definitivo approdo a Manaus, negli anni Cinquanta). Mister No è una creatura di Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, che, in questa serie, ha potuto trasfondere il suo amore per un ambiente che è forse l’unico dove l’avventura possa ancora vivere plausibilmente, anticipando di molto certi temi ecologici oggigiorno sulla bocca di tutti. Abbozzato graficamente da vari collaboratori di Bonelli, il personaggio è stato definito dalla mano elegante di Roberto Diso, che ha saputo anche rendere in modo magistrale lo scenario naturale che fa da sfondo alle vicende dello scanzonato pilota, grazie ai suoi vivaci e accattivanti disegni.

MARTIN MYSTÈRE (1982)

Martin Jacques Mystère, abitante al numero 3 di Washington Mews a New York, è uno scrittore e archeologo “dell’impossibile”, sempre alla ricerca della verità sui più controversi misteri del passato, del presente e del futuro. Suo compagno fedele, il neanderthaliano Java, vero uomo delle caverne, scovato da Martin in una “nicchia” preistorica in Mongolia. Forse il primo personaggio dei fumetti a usare abitualmente un personal computer e a servirsi di Internet (rivelandosi in questo, come in altre piccole quotidianità, un vero e proprio alter-ego del suo autore, lo sceneggiatore Alfredo Castelli), Martin trova spesso sulla propria strada gli Uomini in Nero, una sorta di setta millenaria, avversa a ogni scoperta o ipotesi che vada contro l’ordine costituito e la cultura ufficiale. Altro avversario ricorrente nelle avventure del “Detective dell’Impossibile” è Sergej Orloff, una specie di versione speculare e distorta del nostro eroe. Insieme a Orloff, Martin ha cominciato la sua carriera di archeologo, condividendo con lui gli insegnamenti del maestro tibetano Kut Humi, prima che le loro strade si dividessero drammaticamente. Il personaggio ha avuto una gestazione abbastanza complessa: apparso (con il nome di Allan Quatermain) sulle pagine del settimanale “SuperGulp”, si chiamò ancora, nella fase di gestazione precedente alla pubblicazione, Doc Robinson, prima di uscire in edicola con il suo nome attuale, nella realizzazione grafica del bravissimo Giancarlo Alessandrini. Martin Mystère è un personaggio in continua evoluzione, che è passato dalla pura e semplice ricerca archeologica allo studio della moderna tecnologia e alle ipotesi sul futuro, adeguandosi alle necessità di un pubblico moderno ed estremamente vivace, vero e proprio “collaboratore” della testata attraverso le numerose lettere che giungono quotidianamente in redazione.

DYLAN DOG (1986)

È il miglior investigatore nel suo genere, anche perché è l’unico. I giornali londinesi lo definiscono spesso “ciarlatano”, perfino “imbroglione”: lo accusano di truffare la gente, sfruttando la credulità popolare nel soprannaturale, perché non accetta di indagare sui casi normali, ma esclusivamente sui misteri che di solito vengono liquidati come fandonie o allucinazioni. Fantasmi, zombi, licantropi, mostri in genere. Creature e vicende arcane, tenebrose, inspiegabili. In realtà, Dylan Dog è soltanto un uomo che cerca di capire le paure, gli orrori, gli incubi. Quelli dei suoi clienti, ma anche i propri. E le sue avventure sono viaggi nei labirinti più oscuri e segreti della mente umana, perché l’incubo svanisca e diventi sogno… Dylan Dog è indubbiamente un caso straordinario all’interno della storia del fumetto italiano. Personaggio estremamente innovativo (almeno quanto Ken Parker) sia a livello grafico che narrativo, nel giro di pochi anni, ha raggiunto un successo straordinario in un momento in cui il mercato del fumetto avvertiva grandi difficoltà nelle vendite. Merito, senza dubbio, dei sorprendenti testi del creatore del personaggio, Tiziano Sclavi, che, rielaborando tematiche come quelle relative all’orrore e al macabro, ha saputo toccare corde ancora nascoste nella sensibilità dei giovani lettori, spesso disinteressati alla lettura in generale, non soltanto a quella dei fumetti. Dylan Dog, “l’Indagatore dell’Incubo”, è assistito (si fa per dire) da Groucho, un simpatico folle che ricalca nell’aspetto e nell’umorismo surreale la figura dell’attore Groucho Marx. Altri personaggi di una certa rilevanza nella storia sono l’ispettore Bloch di Scotland Yard (sempre sul punto di andare in pensione) e il diabolico professor Xabaras, padre di Dylan e, nello stesso tempo, suo avversario. Negando ogni tipo di struttura tradizionale, Sclavi ci fornisce ben poche informazioni sui suoi personaggi e sul loro passato, concentrando la nostra attenzione sulla storia e sull’incalzare degli avvenimenti, resi con tecnica cinematografica attraverso lunghe sequenze che si avvalgono di un dialogo estremamente credibile e moderno. L’immagine da bel tenebroso del protagonista (ispirato all’attore Rupert Everett), le atmosfere e i temi romantici di molte avventure hanno conquistato, per la prima volta, alla lettura dei fumetti bonelliani una importante percentuale di pubblico femminile.

NATHAN NEVER (1991)

Dopo due anni di preparativi degni di un kolossal cinematografico, tre giovani, talentuosi sceneggiatori (Michele Medda, Antonio Serra, Bepi Vigna), già visti all’opera con Martin Mystère e Dylan Dog, varano la prima serie fantascientifica del nuovo corso “bonelliano”. Nel 2099 (ma sarebbe meglio dire nel 2177, se ci atteniamo al nostro calendario gregoriano), le megalopoli della Terra saranno inferni tecnologici di acciaio e cemento, suddivisi su più livelli e popolati da mutanti, criminali senza scrupoli, spacciatori di psico-droghe, e via dicendo. In questo panorama di caos generalizzato, lo Stato ha dato il via all’apertura di organizzazioni di vigilanza private che vendono a caro prezzo la sicurezza. Tra queste, la più famosa è l’Agenzia Alfa, presso la quale lavora Nathan Never, malinconico ma tenace ex poliziotto tormentato da oscuri ricordi; confrontandosi con cyborg scatenati, scanners facilmente irritabili e potentissime multinazionali che tramano contro l’umanità, Nathan – insieme all’affascinante ed energica Legs Weaver e ad altri validissimi compagni – combatte la sua guerra in difesa di valori in cui nessuno sembra credere più: la Legge e la Giustizia. E in questo scenario alla “Blade Runner” diventa protagonista di fantathriller mozzafiato, dove l’immaginario futuribile si mescola a trame poliziesche realistiche e dure, che mettono progressivamente a fuoco la sua identità. Chi è veramente Nathan Never? Che cosa si nasconde nel suo angosciante passato? È un eroe o un anti-eroe? Forse è soltanto un essere umano in un mondo sempre meno umano.

LEGS WEAVER (1995)

Chi conosce il gergo dei super-appassionati e degli addetti ai lavori direbbe che Legs Weaver è uno spin-off, ovvero una collana il cui protagonista è nato sulle pagine di un’altra serie, in cui rivestiva un ruolo da comprimario. Di certo, con il carattere dirompente che si ritrova, Legs si è conquistata a pieno diritto un albo tutto suo, dove poter esprimere nella massima libertà – e finalmente da protagonista assoluta – quell’energia e quell’ironia che già aveva dimostrato di possedere come compagna di avventure di Nathan Never. Così, nel 1995, i suoi creatori (Medda, Serra & Vigna) decidono di raccontare ogni mese una nuova avventura in “solitario” di Rebecca “Legs” Weaver, mettendone meglio in luce la sfaccettata personalità. Durante gli anni passati all’Accademia Rogers, una sorta di università dove vengono addestrati i futuri agenti speciali, Rebecca incontra Oliver Lawrence, uno dei suoi fondatori. Lo sposa, ma, poco tempo dopo, ingiustamente accusata dell’omicidio del marito, viene condannata all’ergastolo, che sconta nelle carceri di Blackwall. Nel 2091, quando fonda l’Agenzia Alfa, Edward Reiser chiede a Legs di diventare il primo Agente Alfa in cambio della libertà. Nel 2093, in una missione che la porta a dare la caccia a un ladro di opere d’arte, conosce May Frayn. May accetta di entrare nell’Agenzia Alfa. Da qui nasce la loro amicizia e la decisione di dividere la stessa casa, oltre a tante scatenate, sorprendenti peripezie!

AGENZIA ALFA (1997)

Dopo Nathan Never e Legs Weaver, anche gli altri efficientissimi componenti dell’Agenzia Alfa si conquistano una collana in proprio: dapprima con cadenza annuale e poi semestrale, grazie all’immaginazione degli instancabili Serra, Medda & Vigna e dei loro collaboratori, i lettori possono dunque seguire le imprese, individuali o di gruppo, vissute dai colleghi di Nathan e Legs: la segretaria Janine Spengler, il mago dei computer Sigmund Baginov, il corpulento Al Goodman, il robot Link, il play-boy Andy Havilland, le sorelle May e April Frayn e l’enigmatico Jack O’Ryan, l’uomo il cui volto sfigurato è nascosto da una nuova faccia artificiale. Una pattuglia di autentici fanta-moschettieri che, in nome della giustizia, non esitano a sobbarcarsi missioni davvero impossibili, affrontando, fra l’altro, comete deviate dalla loro orbita, computer senzienti e incredibili fenomeni cosmici!

MAGICO VENTO (1997)

Si muove sullo sfondo di un Selvaggio West dove la realtà può trasformarsi in un incubo. Con il suo carattere imprevedibile e inquieto, Magico Vento, ideato e sceneggiato da Gianfranco Manfredi, è il capofila di un nuovo, originale filone narrativo, nato dall’incontro fra due generi molto amati e profondamente suggestivi, il western e l’horror. Magico Vento agisce nel territorio delle Grandi Pianure del Dakota, negli anni Settanta dell’Ottocento, cioè nel periodo successivo alla Guerra di Secessione, quando la Ferrovia transcontinentale è stata appena inaugurata e la ferrea civilizzazione del West imposta dai bianchi si prepara a strappare nuove terre ai nativi. Pur essendo un uomo della medicina, uno sciamano e un guerriero, Magico Vento non è un indiano, ma un ex soldato bianco (il cui nome è Ned Ellis) passato con i Sioux. A causa di una scheggia di metallo conficcata nel cranio, Magico Vento ha perso la memoria e dunque ignora del tutto il suo passato, ma questo stesso trauma gli ha dischiuso le porte del futuro, che egli riesce a intuire attraverso drammatiche visioni profetiche. Al suo fianco, c’è un amico intelligente e determinato: il giornalista Willy Richards, detto Poe, per la straordinaria somiglianza con il famoso scrittore. Insieme dovranno sventare le trame del loro nemico numero uno: Howard Hogan, un diabolico affarista, avido di potere e deciso a scatenare nuove guerre contro gli indiani in nome di una civilizzazione spietata. Nel corso di una saga imprevedibile e piena di continui colpi di scena, Magico Vento condurrà i lettori alla scoperta di una Frontiera infestata da demoni, spettri, bestie apocalittiche; un regno dell’ignoto in cui, a ogni passo, si rischia di finire fra le braccia del soprannaturale.

JONATHAN STEELE (1999)

Jonathan Steele è un investigatore privato che agisce in un mondo che eventi misteriosi hanno profondamente e repentinamente cambiato: infatti, nella Terra del 2020 (anno in cui si svolgono le sue avventure), la moderna tecnologia ha dovuto imparare a convivere con la magia. Ventiquattrenne, australiano di origine, Jonathan Steele – ideato e sceneggiato da Federico Memola – agisce per conto di una agenzia investigativa molto particolare, che ha sede a Parigi, ma che opera a livello internazionale. Oltre ai normali criminali, Jonathan si trova spesso ad affrontare creature fantastiche (ispirate sia dalla fantasy tradizionale che dalle antiche mitologie), maghi, stregoni, e tutto un variegato campionario di situazioni decisamente anomale. Pur vivendo spesso ai margini della legalità, Jonathan Steele è un eroe positivo, un individuo pragmatico dal forte spirito indipendente, abituato ad affrontare ogni tipo di imprevisto. Assieme a lui collaborano alle indagini due affascinanti ragazze, molto diverse fra loro sia nel fisico che nel carattere: la sofisticata Jasmine Rashad (di nazionalità pachistana, ma nata e cresciuta in Germania), top-model laureata in archeologia ed esperta di esoterismo, e l’esuberante Myriam Leclair, una fotoreporter canadese dotata di poteri magici.

Il nome Bonelli accompagna la più vasta produzione di letteratura disegnata, interamente italiana, che si sia data nel nostro Paese dal periodo prebellico a oggi. A dare inizio a questa imponente avventura editoriale è stato Giovanni Luigi Bonelli, creatore, tra i tanti personaggi cui la sua incontenibile fantasia ha dato vita, di quel Tex che è ormai diventato un’icona dell’immaginario collettivo, e non soltanto italiano. La passione per il racconto e per l’Avventura è sempre stata una fedele compagna per Gianluigi Bonelli. Dopo alcune esperienze in campo letterario, egli si rivolse (nel 1936) al fumetto, riversando tutta la sua esuberanza narrativa nella creazione di decine di personaggi e di storie, sia per “Il Vittorioso” che per l'”Audace” (di cui, qui accanto, vediamo una copertina) due riviste di fumetti tra le più prestigiose dell’epoca. E proprio la collaborazione all'”Audace” pose le basi per la nascita della Casa editrice che, circa dieci anni dopo, portò nelle edicole il fenomeno Tex, e che, nel corso della sua lunga vita, ha cambiato più volte denominazione. Edizioni Audace, Edizioni Araldo, Cepim, Daim Press, Altamira sono alcuni tra i tanti nomi che si sono succeduti o, in taluni periodi, addirittura sovrapposti, nel definirne l’identità, fino all’attuale Sergio Bonelli Editore, dal nome del figlio di Gianluigi e Tea Bonelli, egli stesso prolifico sceneggiatore e da molti anni alla guida della Fabbrica dei Sogni di via Buonarroti. Probabilmente, però, gli imprevisti del cammino avrebbero arrestato o reso più impervia la marcia della Casa editrice, se a guidare le sorti delle Edizioni Audace, negli anni difficili dell’immediato dopoguerra, non fosse intervenuta proprio Tea Bonelli, una signora dall’aspetto mite e gentile, ma dotata di una volontà di ferro, la quale, attraverso un’oculata amministrazione, riuscì a mandare avanti la storica testata che G. L. Bonelli aveva rilevato nel 1941 dal precedente editore, Mondadori. Nella sua nuova veste di curatore editoriale, il futuro papà di Tex intervenne da subito in maniera molto decisa per il rilancio dell'”Audace”, modificandone radicalmente la struttura: non più diverse storie a puntate, bensì una sola storia, completa, per numero. E con un protagonista ricorrente: quel Furio che doveva diventare uno dei personaggi più famosi del fumetto italiano, e che avrebbe condiviso gli onori della ribalta con altre glorie del fumetto del tempo, in occasione della pubblicazione degli albi speciali Audace.

QUANTO SOPRA PROVIENE INTEGRALMENTE DAL SITO UFFICIALE DI SERGIO BONELLI EDITORE

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I fumetti hanno sempre fatto parte della mia vita, e sarà così fino a quando avrò un po’ di luce negli occhi… Sicuramente presi in mano il primo giornalino, TOPOLINO, che guardavo solo i disegni, e lo seguii fedelmente fin verso i 7/8 anni, quando, come una fiammata nel cuore… scoprii il mitico TEX! Da quel giorno non ne ho perso uno. A 12/13 anni mi montò la rabbia degli arretrati… di quei numeri che, solo x ragioni anagrafiche, non avevo potuto acquistare. Ed ecco che scattò la ricerca spasmodica dei preziosi albi, conclusasi quasi in un lustro, tanto mi detti da fare. Tutti i modesti risparmi li accantonavo per questa impresa, ma provvidenziale fu l’intervento di un cugino assai più grande che, mosso a compassione… mi regalò tutti quelli in suo possesso!!! Nel frattempo (correvano gli anni ’73/74) mi ero preso una sbandata per ZAGOR e per il COMANDANTE MARK che, benché mi affascinassero, non potevano però reggere il confronto col grande Ranger, e li abbandonai dopo un flirt d’un anno. A 15 anni compiuti ecco che irrompe MISTER NO! Caspita, se è forte! Nessun tentennamento… stavolta inizio col 1° numero e non lo mollerò mai. Stessa storia per MARTIN MYSTERE (1982), DYLAN DOG (1986), NATHAN NEVER (1991), LEGS (1995), AGENZIA ALFA (1997), MAGICO VENTO (1997) e JONATHAN STEEL (1999). Le testate che ho menzionato non hanno avuto lo stesso gradimento da parte del pubblico, ovviamente, e purtroppo qualcuna ha dovuto cedere alla legge del mercato. I BONELLI, che tanto hanno fatto sognare gli appassionati, non potevano sopportare che una loro creatura fosse in perdita, ed è comprensibile. Si sono quindi estinte MISTER NO (che ha tenuto per una trentina d’anni!) e LEGS (è durata un decennio). JONATHAN STEEL c’è ancora, ma con diversa casa editrice. Tutti mi sono piaciuti, e, i sopravvissuti, mi piacciono ancora, e ognuno per qualcosa di diverso… Un grazie alla famiglia BONELLI, che, da una settantina d’anni, mantiene viva la fantasia dei propri lettori. Grazie per tutte le ore che mi avete fatto trascorrere in gioia e serenità. Sono stato e sarò sempre un vs affezionatissimo fan! bb

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10 risposte a I miei fumetti

  1. giulia ha detto:

    Oh l’ho trovati, grazie per la spiegazione dettagliata, sono semplicemente poco attenta io! Ho sempre amato Dylan Dog e letto volentieri Nahtan Never, e qualche Tex e anche Martin Mystere! Quello che amo e ho la collezione è di Cybercix……molto belli, Totem e L’Eternauta……..Sono anni però che non leggo più fumetti, qualche Dylan Dog……..solo libri, ma i fumetti sono bellissimi, mi fanno spaziare in fantasie fantastiche! Ciao Big…….notte e sogni d’oro, lingotti d’oro, perbacco! Se si sogna meglio sognare in grande!……

  2. bruno60 ha detto:

    @giulia: quando verrai a trovarmi ti farò vedere la tana del bb… con i metri cubi di spazio occupato dagli adorati fumetti… una vera goduria! Pensa che, pur avendo tutti i numeri di tex (formato classico), ho voluto farmi anche la collezione dell’ultima serie di albi giganti a colori. questi sono a cadenza settimanale, e siamo già al n. 65… notte serenissima anche a te, dolcezza! 8)

  3. giulia ha detto:

    Bene, allora sò anche cosa regalarti…..quando ci incontriamo oltre ad un abbraccio megagalattico…….un bacio

  4. bigbruno ha detto:

    @giulia: non lo fare, ragazza… sarebbe un doppione di sicuro, e mi dispiacerebbe assai 😉 guarda che il bb è puntualissimo, all’uscita in edicola, a carpirne uno e in perfette condizioni! sai… non ci devono essere malfatture di alcun genere, e in questo sono un po’ pignolino 😉 grazie del pensiero, ma l’abbraccio sarà più che sufficiente, my queen!!! 8) bacio schioccoso, bb.

  5. Gigi ha detto:

    Ti invidio un poco. Io ho solo volumi rilegati di Topolino. Da universitario li raccoglievo e li facevo rilegare…per i figli che poi non ho avuto. Ho anche un favoloso ” Walt Disney vi insegna a disegnare” oramai introvabile, credo. Gli altri fumetti non li ho mai seguiti. E penso di avere perso molto. Abbraccioni. GG

  6. bigbruno ha detto:

    @gigi: è una passione che coltivo da ormai 35 anni… e li leggo sempre con immutata gioia. in soffitta ho anche qualche numero de “IL VITTORIOSO” che certamente ricorderai… l’ho carpiti, decenni fa, da uno zio generoso, a cui sono tuttora assai legato. ciao ciao, bb.

  7. marika ha detto:

    ma che fumetti leggi bleeeeeeeeeeeeeeeee che orrore

  8. bigbruno ha detto:

    @marika: ciao e benvenuta nel mio blog. mi spiace solo che ti sei espressa con una delle parole più brutte del ns vocabolario… x quanto mi riguarda non la prendo neppure in considerazione. assolutamente più condivisibile dire “non mi piacciono”… non so quanti anni tu abbia, ma ho la sensazione tu sia giovanissima, e allora, x adesso, non dico altro. un saluto, bb.

  9. susy-na ha detto:

    io avevo la collezione dei fumetti di lupo alberto….poi con la nascita di tsunami alias cristina è andata distrutta. bacio enormisssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssimo a te e alla dolcissima anna. susy-na

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