Disabili

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Detrazioni 19% per Contributo abbattimento Barriere

Il contenuto della presente pubblicazione è basato sulle norme legislative relative al trattamento fiscale delle detrazioni d’imposta. Nel caso intervengano modifiche alla normativa vigente, si consiglia di accertarsi e verificare che non siano occorse variazioni nel trattamento fiscale.

Suggeriamo comunque, al fine di verificare l’applicabilità di tali norme alle specifiche condizioni di ogni contribuente, di rivolgersi ad un consulente fiscale.

INTRODUZIONE

L’acquisto di un montascale per l’utilizzo in abitazioni private, in quanto bene finalizzato all’abbattimento delle barriere architettoniche, gode di significativi benefici fiscali.

In particolare dall’imposta lorda a carico del contribuente è possibile detrarre: l’importo pari al 19% della spesa sostenuta, secondo quanto previsto dall’ art. 13-bis del DPR n° 917 del 22/12/1986 e successive modifiche. L’importo pari al 36% della spesa sostenuta, ai sensi della legge 449/97 e successive modifiche. A partire dal 4 luglio 2006 è obbligatorio riportare separatamente il costo della manodopera in fattura.

CHI HA DIRITTO AL CONTRIBUTO

La detrazione del 19% è applicabile da contribuenti che rientrino nella categoria delle persone disabili che “presentano una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa, tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione”. Si tratta di una definizione piuttosto ampia che non limita gli aventi diritto a coloro che siano stati riconosciuti ufficialmente invalidi dalle ASL o da enti allo scopo preposti. L’invalidità come sopra definita, per poter dare diritto a detrarre il costo di un montascale deve comportare per il soggetto interessato il sussistere di “menomazioni funzionali permanenti con ridotte o impedite capacità motorie”.
Ovviamente il soggetto, al reddito del quale viene applicata la detrazione, deve essere in grado di dimostrare con apposita documentazione medica, l’appartenenza alla definizione sopraccitata. Può avere diritto alla detrazione anche il contribuente che abbia fiscalmente a carico il soggetto portatore di handicap. La detrazione del 36% può essere invece applicata da qualsiasi contribuente, anche non residente in Italia e indipendentemente dal suo di salute, che si faccia carico della realizzazione di un montascale in un immobile di proprietà o detenuto ad altro titolo (uso, usufrutto, abitazione, locazione, comodato), purchè situato in Italia. Pertanto, non è necessario che l’immobile nel quale viene realizzato il montascale coincida con l’abitazione nella quale si ha la residenza, né che sia occupata a titolo di proprietà; è possibile usufruire della detrazione anche da chi occupa l’immobile a titolo di locazione o comodato o dal familiare convivente.

COSA OCCORRE FARE PER FRUIRE DELLA DETRAZIONE DEL 19%

Nel caso della detrazione del 19%, la procedura è analoga a quella applicata per le spese mediche. L’avente diritto alla detrazione non farà altro che conservare le fatture relative alle spese sostenute e portarne l’importo in detrazione. La detrazione si applica interamente alla dichiarazione dei redditi relativa all’anno nel quale si è provveduto al pagamento della spesa.

COSA OCCORRE FARE PER FRUIRE DELLA DETRAZIONE DEL 36%

Nel caso della detrazione del 36% la procedura è leggermente più complessa. Prima di procedere all’installazione va inviata, a mezzo raccomandata, al Centro operativo di Pescara (via Rio Sparta n. 21 – 65100 Pescara) una comunicazione redatta su apposito modulo (scaricabile dal sito www.agenziaentrate.gov.it).
I pagamenti dovranno essere fatti con bonifico bancario, seguendo le procedure in essere, delle quali sono a conoscenza tutte le banche.

Si dovrà indicare:

§ la causale del pagamento: “montaggio di un montascale al fine dell’abbattimento delle barriere architettoniche”

§  codice fiscale del beneficiario della detrazione (al quale devono essere intestate le fatture)

§  il n° di partita IVA del destinatario del bonifico, che nel caso di Stannah Montascale è 11452700153.

L’importo pari al 36% della spesa (inclusa IVA) può essere portato in detrazione in parti uguali in 10 anni, ovvero in quote del 10% all’anno. Possibilità per i soggetti anziani di ripartire la detrazione in tre o cinque quote annuali (da 75 a 79 anni, detraibile in 5 anni; da 80 anni in su, detraibile in 3 anni).

MODALITA’ GENERALI PER L’ OTTENIMENTO DELLA DETRAZIONE

Nel caso in cui l’ acquirente non sia solito presentare il mod. UNICO in quanto pensionato o lavoratore dipendente senza altri redditi, ricordiamo che, al fine di ottenere la detrazione, è comunque necessario provvedere alla presentazione del mod. 730 o mod. UNICO. Il mod.730, che può essere presentato da tutti i lavoratori dipendenti e da tutte le categorie di pensionati, anche se sono presenti redditi da altre fonti (terreni, immobili, capitali etc), presenta un ulteriore vantaggio rispetto al mod. UNICO: infatti, nel caso il dichiarante, a seguito della detrazione d’imposta, risultasse in credito d’ imposta, potrà ottenere l’immediato rimborso del credito con la liquidazione della pensione o stipendio del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione dei redditi.

SPESE SOSTENUTE NELL’ INTERESSE DI TERZI

Le spese per l’acquisto di un montascale sono detraibili anche se l’onere è stato sostenuto dal dichiarante nell’ interesse delle persone fiscalmente a carico.

Dal sito AMBIENTEDIRITTO.IT (affidabile al 100%)

Legislazione -Normativa sui disabili

Si veda anche: Urbanistica

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Dal sito VITADIDONNA.IT (ottimo sito,utilissimo!)

Definizione di handicap e suo accertamento

La legge-quadro (1), come noto, fornisce ai commi 1 e 3 dell’art. 3 la definizione di «handicap», ma, al di là della semplice enunciazione, non offre nessuna indicazione metodologica di carattere valutativo.
Si fa riferimento a un presupposto concettuale che distingue fra:
menomazione: qualsiasi perdita o anormalità afferente a strutture o funzioni psicologiche, fìsiologiche o anatomiche;
disabilità: ogni limitazione o perdita della capacità di compiere un’attività nel modo o nell’ampiezza considerati normali per un essere umano;
handicap: condizione di svantaggio conseguente a menomazione e/o disabilità che limita o impedisce l’adempimento del ruolo normale da parte di un soggetto in relazione all’età, sesso, fattori socio-culturali.
La legge 104/92, nel riordinare in senso generale l’assistenza, ha posto al centro del progetto il recupero non solo funzionale ma anche sociale della persona handicappata.
Recupero che vede come perno l’integrazione nella famiglia e nella scuola ma anche e soprattutto l’integrazione nel lavoro.
Per ottenere questi risultati viene operata una valorizzazione delle capacità residue generali e delle potenzialità lavorative rimanenti tanto che, all’articolo 19, la legge 104 stabilisce che, ai fini dell’avviamento al lavoro, la valutazione della persona handicappata deve tener conto della capacità lavorativa e relazionale dell’individuo e non solo della minorazione fisica e psichica.
Si pone, dunque, come punto di partenza per l’inserimento del soggetto invalido, l’oggettiva validità residua del soggetto stesso che deve trovare esplicazione in un programma di integrazione nel mondo del lavoro attraverso tutta una serie di strumenti fra i quali ci pare di particolare importanza (e di cui andrebbe maggiormente richiesta la realizzazione) la previsione di incentivi, agevolazioni ecc. ai datori di lavoro affinché adattino il posto di lavoro alle caratteristiche della persona handicappata, in accordo con quanto peraltro stabilito dal d.lgs. 626/94 (2) che parla di rispetto dell’ergonomia.
La prima versione dell’ICIDH (3) redatta dall’OMS nel 1980 introduceva per l’handicap le seguenti valutazioni:
– handicap dell’orientamento;
– handicap dell’indipendenza;
– handicap della mobilità;
– handicap occupazionale;
– handicap dell’integrazione sociale;
– handicap dell’indipendenza economica.
Non dobbiamo dimenticare che si trattava di una classificazione che interessava anche le menomazioni e le disabilità e dunque prevedeva diversi assi che sono riassunti nella tavola 1.
TAVOLA 1. LA CLASSIFICAZIONE DELL’OMS DEL 1980
Categorie di menomazioni
Categorie di disabilità
Classificazione degli handicap
Menomazioni della capacità intellettiva
Disabilità nel comportamento Disabilità nella comunicazione
Handicap nell’orientamento
Handicap nell’indipendenza
Altre menomazioni psicologiche Menomazioni del linguaggio
Disabilità nella cura della propria persona
Handicap nella mobilità
Handicap occupazionali
Menomazioni auricolari
Menomazioni oculari
Menomazioni viscerali
Menomazioni scheletriche
Disabilità locomotorie
Disabilità dovute all’assetto corporeo
Disabilità nella destrezza
Handicap nell’integrazione sociale
Handicap nell’autosufficienza economica
Menomazioni deturpanti
Disabilità circostanziali
Altri handicap
Menomazioni generalizzate, sensoriali e/o di altro tipo
Disabilità in particolari attitudini
Altre limitazioni dell’attività

Inoltre proponeva varie scale di gravità, cui faceva riscontro un approccio riabilitativo che aveva come finalità e obiettivi:
– la prevenzione (quando l’individuo svolge l’attività in questione senza alcun problema, cioè come un normodotato);
– il potenziamento (quando è necessario migliorare la qualità della prestazione che viene svolta, sia pure con difficoltà);
– il supporto (quando è necessario l’utilizzo di un ausilio tecnico, per permettere il compito autonomamente);
– la sostituzione (quando l’attività è svolta da altra persona).
Nel 1999 l’OMS ha pubblicato la revisione di tale Classificazione (4) con lo scopo di offrire un quadro di riferimento per le «conseguenze delle condizioni di salute» valutando qualsiasi disturbo in termini di modificazione funzionale associata a condizioni di salute a livello del corpo, della persona e della società.
L’ICDH-2 ha eliminato i termini disabilità e handicap che presentano una valenza negativa introducendo una terminologia più neutrale con riferimento all’attività e non più alla disabilità, alla partecipazione e non più all’handicap; viene quindi introdotto al posto del termine disabilità quello di «activities» e si sottolinea che esso fa riferimento non a ciò che è potenziale ma a quanto effettivamente realizzato dalla persona nella vita quotidiana.
Al posto del termine handicap si introduce quello di partecipazione, individuando così un concetto per cui ambienti diversi avranno un impatto diverso sulla persona in difficoltà.
04-line26
(1) Legge 104/92 «Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate»
(2) Attuazione delle direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE, 90/679/CEE, 93/88/CEE, 95/63/CE, 97/42/CE, 98/24/CE, 99/38/CE e 99/92/CE riguardanti i miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro.
(3) International Classification of Impairments Disabilities and Handicaps (ICIDH-1).
(4) ICIDH-2, International Classification of Functioning Disability and Healtli.
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La struttura dell’ICDH comprende tre dimensioni:
1. il livello corporeo (funzioni e strutture corporee);
2. il livello personale (attività), ricoprendo una gamma completa di attività, da quelle semplici a quelle complesse;
3. il livello sociale (partecipazione), classificando le aree della vita in cui un individuo è coinvolto, ha accesso, ha opportunità sociali o nelle quali incontra barriere.
Rispetto alla classificazione precedente, questa versione più recente include una lista di fattori ambientali e di contesto che possono influenzare il funzionamento e le disabilità dell’essere umano.
L’accertamento dello stato di handicap è deputato alle commissioni mediche dell’Invalidità Civile integrate dalla presenza della figura dell’esperto nei casi da esaminare e dell’operatore sociale, il cui compito specifico è quello di analizzare il quadro di riferimento socioculturale.
Per esperto si deve intendere una figura che varia in funzione del caso da esaminare o in riferimento alla valenza dell’accertamento richiesto.
Nell’arco di questi anni sono state emanate diverse circolari ministeriali in tema di applicazione della legge quadro, ma ben pochi sono i riferimenti al momento valutativo.
Viene certamente rivalutato il ruolo delle Commissioni Mediche, le quali, si legge nella circolare del Ministero della Sanità in data 30/10/1993, «costituiscono … il momento di approccio globale a livello di valutazione medico-sociale della personalità e delle esigenze del portatore di handicap e, quindi, lo strumento idoneo a consentire la realizzazione di un’assistenza integrata completa, nell’ottica più ampia del reinserimento sociale…».
La legge 104 definisce poi la condizione di handicap in situazione di gravita, legando a tale riconoscimento una serie di provvedimenti specifici.
Da un punto di vita medico-legale si tratta di una formulazione assolutamente nuova, che la legge definisce in: «riduzione dell’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione».
Per una più chiara definizione di tale concetto di gravita però soccorre anche l’articolo 9 laddove specifica che il servizio di aiuto personale è destinato ai «cittadini in temporanea o permanente grave limitazione dell’autonomia personale non superabile attraverso la fornitura di sussidi tecnici, informatici, protesi o altre forme di sostegno rivolte a facilitare l’autosufficienza e le possibilità di integrazione dei cittadini stessi».
In particolare, degno di sottolineatura appare il considerare in modo equivalente il fatto di essere temporaneamente o permanentemente portatore di handicap superando l’approccio tipico di molti criteri valutativi imperniati sulla permanenza del danno.
Se vengono utilizzate, nella definizione di handicap, le diverse tabelle valutative dell’autonomia da terzi e delle capacità globali della persona, è da ritenere che configurino una situazione di handicap grave quelle condizioni che indicano la necessità di un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale, ma anche una situazione in cui vi sia una perdita diautonomia molto elevata o totale, oppure quando una perdita di autonomia elevata sia accompagnata da una seppur minima perdita di capacità.
L’accertamento medico-legale dunque non è più solo un «passaggio obbligato» per l’accesso a provvidenze prevalentemente di carattere economico, quale di fatto era divenuto nell’ambito del sistema dell’invalidità civile, ma dovrebbe rappresentare l’occasione prima per incanalare la persona invalida in un percorso di recupero e riabilitazione, attraverso i servizi presenti sul territorio.
Indicazioni più precise circa la valutazione dell’handicap le ha fornite il Ministero della Sanità con la circolare del 16/4/1994, nella quale, prendendo spunto dal caso di un cieco civile assoluto (al quale non era stata riconosciuta la condizione di «handicap»), chiariva che il giudizio della Commissione «non si esaurisce in un giudizio di natura medico-legale e non consiste solo in un accertamento medico delle condizioni fisiche o psichiche del soggetto», ma deve «accertare, nei suoi vari ambiti, l’handicap che la minorazione produce, ossia la natura e l’entità dello svantaggio sociale e gli interventi necessari alla sua eliminazione».
Tali valutazioni peraltro devono essere effettuate, in prima istanza, «quali realtà a sé, indipendentemente dalla realtà concreta nella quale si trovi il soggetto che ne è portatore», poiché «l’aderenza alla situazione concreta attiene, invece, al momento della scelta e della graduazione delle tipologie di intervento, fase successiva e distinta dalla precedente».
In sede di Commissione Medica quindi, la valutazione dello svantaggio sociale è teorica e prescinde dal caso concreto, che verrà specificamente inquadrato solo in un secondo momento, durante la programmazione degli interventi di recupero.
Gli strumenti tecnici per la valutazione sono esplicitamente indicati nella Circolare del Ministero della Sanità del 16.5.1996 in cui si fa specifico riferimento allo strumento di analisi multiassiale introdotto dall’OMS già dal 1980, all’lCDH e inoltre alla Nuova Tabella di Invalidità Civile del 1992 (1), «suddivisa in cinque parti, delle quali le prime due sono quelle che racchiudono la sostanza del nuovo metodo di accertamento e di valutazione della minorazione» e in particolare «nella seconda parte viene descritta la graduazione del deficit funzionale nei livelli lieve-medio-grave, individuati secondo i criteri della classificazione internazionale».
Dobbiamo tuttavia rilevare che il «vuoto» criteriologico valutativo, lasciato dalla legge 104/92, ha creato una notevole difficoltà operativa già significativa in sede di accertamento ad opera della Commissione, e tale difficoltà diviene massima all’atto della definizione di tutti i successivi interventi attuativi della legge stessa.
Il solo riferimento allo strumento multiassiale di analisi dell’OMS, esplicitamente indicato dalla circolare del Ministero della Sanità del 16.5.1996, è ancora insufficiente a garantire dei chiari parametri di valutazione e, nonostante lo sforzo applicativo di tale strumento in molte Regioni, è evidente la difficoltà operativa, che si riflette anche in una «confusione» terminologica (alcuni utilizzano il termine di menomazione quale sinonimo di disabilità o di deficit).
Fra l’altro alcune Regioni nel tentativo di fornire indicazioni hanno definito un parallelismo col giudizio di invalidità civile e in particolare con il diritto all’indennità di accompagnamento che non può essere in alcun modo condiviso.
Non esiste, peraltro, parametro alcuno che tracci un limite-soglia al di sotto del quale non debba essere riconosciuto lo stato giuridico di persona handicappata.
Tale confusione con l’invalidità civile porta a una sottovalutazione dell’importanza del contesto sociale, rispetto al quadro medico, nella formulazione del giudizio, elemento che a nostro avviso costituisce la novità e la differenza fondamentale fra le due normative.
04-line26
(1) Decreto del Ministero della Sanità 5 febbraio 1992 (GU 26.2.1992), modificato con d.m. 14 giugno 1994.
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Le agevolazioni per le auto

Chiarimenti agevolazioni auto

Nel nostro Oracolo e nel Forum, si è parlato del caso in cui l’aver acquistato l’auto nel 2006, desse diritto, o meno, a vendere oggi l’auto senza incorrere nel vincolo dei due anni. La risposta dell’agenzia delle entrate.

Chi ne ha diritto

Chi sono i disabili ammessi alle agevolazioni previste per il settore auto

Per quali veicoli

I veicoli per i quali si possono avere agevolazioni

La detraibilità delle spese ai fini IRPEF

Le spese riguardanti l’acquisto dei mezzi di locomozione dei disabili danno diritto a una detrazione di imposta…

Agevolazioni IVA

È applicabile l’Iva al 4 per cento, anziché al 20 per cento, all’acquisto di autovetture, aventi cilindrata fino a…

Esenzione permanente dal pagamento del bollo auto

L’ufficio competente ai fini dell’istruttoria di nuove pratiche di esenzione dal bollo auto cui il disabile dovrà rivolgersi è l’Ufficio Tributi dell’ente Regione.

Esenzione dalle imposte di trascrizione sui passaggi di proprietà

L’esenzione spetta anche in caso di intestazione a favore del familiare di cui il disabile sia fiscalmente a carico.

Diritto alle agevolazioni per il familiare

Potrà beneficiare di tutte le agevolazioni previste (Irpef, Iva e bollo auto) anche un familiare che ha sostenuto la spesa nell’interesse del disabile, a condizione….

La documentazione

La documentazione che deve essere prodotta per attestare il diritto alle agevolazioni…

Regole particolari per disabili con ridotte capacità motorie

Per i disabili titolari di patente speciale, si considera ad ogni effetto “adattata” anche l’auto dotata di solo cambio automatico (o frizione automatica) di serie.


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2 risposte a Disabili

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    Ti faccio i miei più sentiti complimenti.
    Superlativo!
    Roberto Prioreschi

  2. bigbruno ha detto:

    Ciao Roberto! Se sei chi credo…ci conosciamo, vero? Che piacere i tuoi complimenti, assai generosi, financo esagerati! Mi auguro tu torni presto a farmi visita. Cordiali saluti, bb.

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